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Sappiamo tutti che cos'è l'influenza e come prevenirla: dobbiamo coprirci bene e non prendere colpi d'aria. Quello che forse non sappiamo è il ruolo importante giocato dal corretto rapporto tra umidità e temperatura.
Naso e bocca
Naso e bocca si dividono questo difficile compito di condizionamento dell'aria che respiriamo. Nei pochi istanti che l'aria tra¬scorre tra i turbinati del naso e nel cavo orale, essa viene filtrata, umidificata e analizzata da particolari recettori nervosi, con il compito di sentinella, contenuti nel tessuto mucoso che riveste la cavità orale e il naso in particolare.
L'importante è che nell'intervallo tra un atto respiratorio e l'altro (5 secondi circa in condizioni normali) l'aria subisca un condizionamento tale da non risultare nociva. Già nella trachea e in condizioni ideali l'aria che respiriamo raggiunge un'umidità intorno all'80% e un innalzamento della temperatura vicino a quella corporea. Qualsiasi condizione di umidità e di temperatura diverse costa un enorme stress al nostro organismo.
Quando le caratteristiche dell'aria che respiriamo sono ben lontane dalla normalità, la mucosa che ricopre il cavo orale perde la sua efficacia filtrante e monitorante e quindi un adulto a riposo, a ogni atto respiratorio, ingerisce mezzo litro di aria non purificata. Gli agenti patogeni, sempre presenti nell'aria in grande numero, oltre a particelle di pulviscolo, superano le barriere difensive e invadono copiose il nostro organismo. Ci sono serie probabilità di ammalarci se siamo individui con un sistema immunitario debole (bambini e anziani in prima fila).
Il riscaldamento
Un particolare meccanismo deve essere portato alla nostra attenzione per meglio capire come ci mettiamo nelle condizioni di soccombere alle malattie virali e quindi all'influenza.
Con i primi freddi noi accendiamo il riscaldamento: quando all'esterno la tempera¬tura scende intorno allo zero, noi in casa abbiamo sempre una temperatura superiore, che fisseremo per comodità a 20°C.
La saturazione dell'aria è regolata da leggi fisiche. Essa è maggiore con l'aumento della temperatura e l'abbassamento della pressione atmosferica. Durante l'inverno, se la temperatura è bassa e non piove, le molecole d'aria, al pari di una mongolfiera, potranno trasportare carichi di umidità relativa del 40-60%. Molecole d'aria, a 5°C e con una percentuale di umidità relativa del 40-60% sono ideali.
Proviamo a vedere che cosa succede alla nostra particella d'aria quando entra nei nostri appartamenti riscaldati.
Passando da +5°C a +20°C, la molecola d'aria subisce una forte dilatazione (il pal¬lone della mongolfiera si gonfia), ma, non trovando fonti umide disponibili, questo riscaldamento determina un brutale abbassamento del tasso di umidità.
Umidità
In teoria, se prima l'umidità era del 50%, ora può scendere a valori ben sotto il 20. L'aria è più calda, ma poco umida. Poca umidità inaridisce le sentinelle delle vie respiratorie e le rende inefficaci contro batteri e virus.
Le probabilità che, a ogni atto respiratorio, maggiori quantità di agenti nocivi possano raggiungere indisturbati il nostro organismo, crescono a dismisura. Ora possiamo ammalarci. Il primo meccanismo di difesa che l'organismo predisporrà, ma ormai a malattia in corso, sarà quello di farci gocciolare il naso, riumidificando il cavo orale e facendoci starnutire per liberarci dagli ormai troppo numerosi aggressori.
Come prevenire
E' importante misurare con un igrometro (apparecchio disponibile anche a costi modici) il tasso di umidità dell'aria che respiriamo. Non basta misurare la temperatura. Valori di umidità sotto il 40% sono a rischio. Bisogna allora predisporre l'umi¬dificazione degli ambienti in cui soggiorniamo. L'efficacia dei contenitori d'acqua appesi al calorifero è ben poca cosa, perchè la superficie evaporante è irrisoria. Le camere da letto, nelle quali pernottiamo per molte ore senza ricambio d'aria, dovrebbero essere poco riscaldate. Esistono in commercio umidificatori che possono fare al caso nostro.
Quando uscite dalla piscina fermatevi 3 minuti nell'Atrio
Un altro grosso problema è rappresentato dal microclima che noi creiamo per vivere al caldo, quando la stagione è fredda.
Bisogna limitare al massimo le differenze di temperatura superiori ai 20°C e povere di umidità, non possiamo di colpo respirare aria con temperature di poco superiori allo zero gradi: dobbiamo dare qualche minuto di tempo all'organismo per riorganizzarsi.
Prima di uscire da una piscina, dove avete portato i vostri figli per le lezio¬ni di nuoto, restate qualche minuto in un locale a temperatura e umidità intermedie.
Nessun passaggio repentino, da un microclima estivo a uno invernale e viceversa, è salutare, specie se compiuto molte volte al giorno. La capacità di adattamento a situazioni difficili e le risposte a sollecitazioni stressanti saranno comunque migliori in quelle persone che, per condizione genetica, stile di vita, età, possono avere qualche vantaggio, ma il principio che esponiamo vale per tutti.
In particolare vi sarà possibile prevedere con anticipo quali saranno i periodi più a rischio. Come? Nelle giornate con forte vento di tramontana, la temperatura si abbasserà di molto. Già all'aperto, quindi, la nostra particella d'aria sarà povera dei suo carico di umidità. Quando poi entrerà in casa e verrà riscaldata a 20°C, l'umidità risultante sarà bassa, troppo bassa per essere fisiologicamente respirabile.


